La Corte Costituzionale, con la sentenza n° 335 dell’11/10/2008, ridisegna il rapporto tra aziende di servizio e consumatori. Il giudizio ha avuto ad oggetto il contestato canone di depurazione, stabilendo il principio che la quota della bolletta destinata alla depurazione non deve essere pagata dai cittadini se nel Comune di residenza non sono attivi depuratori per le acque reflue.
La Corte Costituzionale, chiamata a giudicare la legittimità del pagamento della quota di depurazione nelle bollette dell’acqua, a seguito del ricorso presentato da un cittadino contro le somme versate all’azienda di erogazione della fornitura idrica per un servizio non reso, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), sia nel testo originario sia nel testo modificato dall’art. 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».
Ha dichiarato, altresì, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».
Nella fattispecie la Corte ha stabilito che la quota in questione richiesta sinora a tutti gli utenti della fornitura idrica, a seguito della sentenza della Cassazione n. 96 del 04/01/2005, non configura una tassa ma il corrispettivo di un servizio il quale, nei casi in cui manchino gli impianti, non viene erogato. Tutto ciò viola l’articolo 3 della Costituzione in quanto discrimina chi paga la tariffa senza ricevere in cambio il servizio.
Alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale, sin da subito abbiamo presentato un’interrogazione al Sindaco in merito al versamento del canone di depurazione, chiedendo i necessari chiarimenti e la documentazione relativa, nonché di attivare tutti gli strumenti idonei all’eventuale recupero delle somme ingiustamente versate dagli utenti alla voce quota depurazione e fognature.
Nel frattempo, abbiamo predisposto una richiesta di rimborso da presentare, IN VIA DEL TUTTO CAUTELATIVA, all’azienda ed al Comune.
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Per ricevere ulteriori informazioni rivolgersi a Giuseppe Ferrari, cell. 337-67.17.19
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grazie per le preziose informazioni e per l’interesse che mettete a disposizione dei cittadini per difenrli sia da una ingiusta tassa sia per cercare di farli recuperare dei preziosi soldi, il mio pensiero pero’ va a chi sia per limiti di eta e culturali non puo fare richieste di rimborso e non si puo difendere dalle ingiustizie come diceva un nostro illustre concittadino “siamo tutti uguali solo il livello culturale ci differenzia”, cerchiamo pertanto di metterlo in atto.
calosi giacomo