Chi non è collegato agli impianti di depurazione può chiedere 10 anni di arretrati
Al momento, però, non ci sono i soldi Intanto da dicembre scatterà un rincaro in bolletta tra il 5 e il 7 per cento
EMPOLI. Dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla depurazione, a fine mese scatterà l’aumento della tariffa per l’acqua. Un rincaro tra il 5 e il 7% che verrà quantificato esattamente in settimana dal consiglio di amministrazione dell’Ato 2. L’incremento deriva dallo sconto che avranno gli utenti non collegati agli impianti di depurazione. E questa è la prima novità che si abbatterà sui portafogli delle migliaia di utenti di Acque spa del Circondario. Ma c’è poi da dirimere una seconda questione che potrebbe portare uno scompenso da trenta milioni nei bilanci dell’Ato 2: a tanto ammonta la somma da rimborsare agli utenti che non sono allacciati e che possono chiedere il rimborso nell’arco degli ultimi dieci anni. Qualcuno ha già presentato la richiesta di rimborso ad Acque e all’Ato, sia autonomamente che con l’aiuto delle associazioni di consumatori. Il “buco” che si crea con la richiesta dei rimborsi è ripianabile solo con un aumento tariffario stratosferico. «A meno che – spiega il direttore dell’Ato 2 Alessandro Mazzei – non si intervenga nella complicata questione con una legge nazionale che individui meglio le caratteristiche del rimborso e il periodo in cui potrà essere richiesto. Oppure che, se davvero il rimborso sarà esigibile nell’arco degli ultimi dieci anni, una tassa di scopo che serva a restituire questi soldi». Al momento l’Ato 2 ha già avuto incontri con le associazioni dei consumatori. «Con alcune abbiamo deciso di capire meglio come si prefigurerà la questione rimborsi – spiega ancora Mazzei – altre invece hanno deciso di presentare le richieste e noi abbiamo ricevuto alcune decine di domande». La questione è controversa poi perché «Acque gestisce il servizio dal 2002 – spiega ancora Mazzei – se il rimborso sarà retroattivo dal 1998, a concorrere alla somma saranno chiamati anche i Comuni o le società che gestivano il servizio in precedenza». E poi, come se non bastasse, c’è la questione dell’Iva. «Su queste somme che dovranno essere restituite è stata pagata l’Iva che dovrà essere richiesta allo Stato». E dunque lo sconto per chi, di fatto, inquina si trasformerà in un grosso aggravio di spesa per chi invece è allacciato agli impianti di depurazione.Lucia Aterini
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