La nostra acqua per i campi altrui.
Come si vede l’acqua depurata è una ricchezza. L’articolo si riferisce alla zona del Cuoio, ma è già in progetto qualcosa di simile per la Valdelsa e la Valdinievole.
In pratica con il “progettto tubone” il territorio di Montespertoli subirà un impoverimento della sua risorsa idrica complessiva e la nostra acqua, una volta depurata, verrà utilizzata altrove.
Ripetiamo quanto sostenuto: occorre che Montespertoli si doti di un sistema di depurazione che preservi la risorsa idrica complessiva dell’intero territorio
Saluti
Carlo Pucci
Progetto Montespertoli
L’acqua dei depuratori per i campi
Il Tubone garantirà sei milioni di metri cubi all’agricoltura
PONTE A EGOLA. Il Tubone porterà acqua per gli usi non domestici nelle case e, soprattutto, nei campi. Un’autentica rivoluzione, finalizzata a servire il mondo agricolo sempre più in difficoltà sul fronte acqua e a servire anche le abitazioni per i bisogni che non richiedono acqua potabile. Il Consorzio di Bonifica Valdera, che ha sede alla Scala di San Miniato, e il Consorzio Cuoiodepur di Ponte a Egola hanno firmato l’accordo quadro di collaborazione per non disperdere i primi sei milioni di metri cubi d’acqua depurata, avviandola al riutilizzo quando, appunto, partirà la grande operazione che porterà ai depuratori del comprensorio del Cuoio anche gli scarichi della Valdera, della Valdelsa e della Valdinievole.
Il Consorzio di Bonifica e il Consorzio Cuoiodepur, società di depurazione del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola che sarà protagonista dell’operazione Tubone, stavano lavorando all’ipotesi di accordo da oltre un anno.
L’altro ieri c’è stata la firma con una scadenza: essere operativi entro il 2015.
Il presidente di Cuoiodepur, l’imprenditore Giovanni Tempesti, ha illustrato l’accordo al consiglio del Consorzio di Bonifica che ha approvato e dato mandato al suo presidente Villani di iniziare il lungo percorso: l’avvio della progettazione in stretta collaborazione tra i due enti, l’attivazione di sinergie con la Regione Toscana che portino sul progetto finanziamenti statali e comunitari.
«Negli ultimi anni – ha detto Tempesti – nel nostro Paese, sia per i cambiamenti climatici, sia per la criticità del sistema idrico, si sono enormemente amplificate le problematiche collegate alla risorsa acqua. Problematiche che stanno interessando anche il bacino dell’Arno e per le quali l’utilizzo delle acque reflue e la realizzazione di nuovi invasi rappresentano delle soluzioni».
«Il Consorzio di Bonifica Valdera, che ha tra le sue competenze anche l’irrigazione agricola – aggiunge Villani – crede molto sia nel progetto che nella collaborazione con Cuoiodepur. Questo progetto potrà rivelarsi un modello a livello regionale: irrigare i campi, appunto, con quella enorme massa d’acqua che in base agli accordi arriverà ai depuratori della zona del Cuoio. Un tipo d’acqua che, una volta depurata, conterrà quella quantità di azoto preziosa per le colture. Quindi, perché disperdere quell’acqua in Arno e non recuperarla mettendola a disposizione del mondo agricolo, salvaguardando anche il riequilibrio della falda? Questa la domanda che ci siamo posti».
«È normalmente accettato il concetto che l’acqua è una risorsa rara e non rinnovabile: un bene prezioso che deve essere al centro delle politiche territoriali prevedendone un uso plurimo – spiega Villani -. Pertanto la crisi delle disponibilità idriche e la grave siccità che ha riguardato anche il centro d’Italia, ci induce ad una verifica sulle possibilità di irrigazione della provincia di Pisa e sul contributo che, come bonifica, possiamo dare per valorizzare i terreni del nostro comprensorio».
Nella nostra provincia la superficie effettivamente irrigata risulta essere di 3.499,25 ettari, su un totale di superficie irrigabile di 9.126,44 ettari. Il Tubone a pieno regime lavorerà ben 28 milioni di metri cubi d’acqua l’anno.
Ma l’acqua da depurare che arriva dalla Valdera, ad esempio, come tornerà nei campi pisani? «Con una conduttura di ritorno – osserva Tempesti – la cui costruzione avverrà quando saranno effettuati gli scavi necessari per portare i reflui al depuratore. È in quella fase che dovrà decollare il progetto, perché consente anche di abbatterne notevolmente i costi».
L’esempio del comprensorio del Cuoio e della Valdera potrà, già in fase di progettazione, essere replicato per la Valdelsa e la Valdinievole per avere, anche in quelle zone, l’acquedotto di acqua non potabile.
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