Una sentenza del Tar modifica la quota che è a carico delle famiglie
Per i Comuni, che finora contribuivano con quasi un milione, potrebbe essere una vera e propria stangata
EMPOLI. Circa novecentomila euro per integrare le rette delle residenze assistite dove sono ospitati anziani non autosufficienti. E’ quanto mettono le amministrazioni comunali. Una somma che, però, potrebbe aumentare anche di molto dopo la sentenza, che è stata depositata lunedì, del Tar per la Toscana. Fino a diventare una stangata vera e propria per i Comuni del Circondario. Finora la partecipazione alle rette degli assistiti era parametrata non solo sul reddito e sui possedimenti dell’anziano, ma anche su quelli dei figli. Il Tar toscano, invece, in base a un ricorso fatto contro il Comune di Firenze attraverso l’associazione dei consumatori Aduc, ha stabilito che è stato applicato un calcolo illegittimo e che l’assistito deve pagare solo in base al suo reddito. Il meccanismo, in vigore al momento, è tale per cui la retta per gli anziani non autosufficienti si divide in quota sociale e quota sanitaria. Quest’ultima viene coperta interamente dalla Regione ed è pari a 46 euro è 50 al giorno (un euro in più per particolari patologie). Quella sociale, invece, varia in base alla struttura che ospita l’anziano. Nelle 14 residenze sociali assistite del Circondario, che hanno 700 posti letto complessivamente, la quota varia dai 50 ai 60 euro al giorno. Tutti i Comuni hanno delegato l’Asl 11 (e dal primo gennaio la Società della salute) a stabilire chi e in quale percentuale deve provvedere a versare questa somma. E il regolamento applicato è simile a quello del Comune di Firenze: si prende in esame il reddito e i possedimenti sia dell’anziano che dei familiari deputati al suo sostentamento. E in base a quelli interviene o meno il Comune dove risiede l’assistito. I 900mila euro sono il concorso al pagamento delle rette che viene finanziato dalle amministrazioni nel Circondario. «Fermo restando che noi abbiamo cercato di potenziare al massimo i servizi domiciliari – spiega il direttore della Società della salute, Nedo Mennuti – non abbiamo alcun ricorso perché abbiamo cercato sempre di dialogare con le famiglie chiamate a concorrere alle spese». Dopo la sentenza, però, molte richieste di informazioni sono arrivate all’Aduc (compresa quella nell’articolo accanto di una famiglia della nostra zona) anche perché il ricorso che è stato vinto contro il Comune di Firenze prospetta un rimborso per le somme che sono state pagate negli ultimi sette anni. Secondo i primi calcoli, il Comune di Firenze, che ad oggi pagava solo un milione e mezzo all’anno per integrare le rette, ne dovrà mettere a disposizione quattro per ogni anno. E 28 milioni dal 2001 fino ad oggi. E nel Circondario si rimane in attesa di una delibera della Regione che faccia chiarezza su un argomento che sta diventando abbastanza spinoso.Lucia Aterini
IL CASO
Mille l’assistita 500 euro i figli
EMPOLI. Una famiglia di Montespertoli si è rivolta all’Aduc, l’associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, per chiarimenti sulla retta da pagare. La famiglia è composta da tre figli e la madre, vedova, che è ricoverata in una Rsa dell’Asl 11. Riconosciuta invalida, la donna percepisce una pensione totale di 1.070 euro mensili, ma il costo del ricovero è di 1.500 euro. La signora non possiede niente e, non potendo pagare la quota interamente, sono i figli che devono provvedere a pagare la cifra necessaria per raggiungere i 1500 euro previsti per il ricovero. (e.b.)
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